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Pillole di Spirito 22 - 29 marzo 2020

Rubrica, curata da don Alessandro, dove ogni giorno viene commentata brevemente la frase di un autore, non necessariamente cristiano. Per custodire, in questi tempi difficili, non solo la salute del corpo e della mente, ma anche quella dello spirito.


Domenica 29 marzo
2020-03-29

Uno ama col cuore che ha

(G. Sovernigo, prete e psicologo)

Nella Bibbia il cuore è la sede delle decisioni più profonde e importanti.
Il nostro cuore è un organo sensibile, che porta impressi i segni della propria storia, delle esperienze fatte, dell'affetto ricevuto ma anche di quello mancato, dei desideri più alti così come delle paure più profonde. Uno discerne, sceglie e decide in base a tutto questo e quando Dio ci chiede di amare Lui, noi stessi e il nostro prossimo, ci sta chiedendo non di scalare l'Everest, ma di amare a partire da ciò che siamo nella nostra concretezza, con tutti i nostri doni e i nostri limiti. Insomma, nella vita uno fa ciò che può, l'impossibile lasciamolo a Dio solo! Per questo un genitore educa i propri figli come può, come riesce. Ce la metterà tutta, e tuttavia ci sarà sempre uno scarto tra ciò che i figli si attendono e ciò che egli può dare loro. Accettare questo scarto, questa "ferita del cuore", significa riconciliarsi con la vita e con sé stessi. Un prete porta con sé tanti sogni (guai se non fosse così!), ma poi deve anche accogliersi per ciò che è, con tutti i suoi limiti, fisici e caratteriali, che non sono mai pochi.
Uno ama col cuore che ha, e questa non è una brutta cosa, poiché Dio ci ha dato un cuore e la capacità di scendere in fondo ad esso per scoprire tutti i tesori che vi ha posto. Scoprire questi tesori preziosi e metterli a frutto in modo buono, è l'avventura della vita.


Sabato 28 marzo

Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi
(M. Proust, scrittore)

Vi sono persone, o forse siamo tutti un po' così, che hanno vivo in loro il desiderio di viaggiare. Il viaggio è anelito alla conoscenza, è desiderio di esperienza, è anche espressione della propria interiorità. Ma c'è un viaggio che, prima che fuori di noi, si compie dentro di noi. È il percorso di maturazione, umana e spirituale, che porta a vedere il mondo in una nuova prospettiva, quella dello stupore. Per questo è possibile viaggare stando a casa! Anche la mia casa, il mio giardino, o quel fiore che vedo tutti i giorni, può apparirmi diverso, nuovo. È il cammino che, nella tradizione spirituale cristiana, si chiama "conversione", ossia la possibilità di guardare al mondo, alle persone, agli eventi della vita e a me stesso, con uno sguardo "più alto", dalla prospettiva di Dio, ove tutto è meraviglia. Questo cammino è allo stesso tempo una grazia che viene dal Signore e un percorso che possiamo compiere con disciplina, attraverso la preghiera, l'ascolto della Parola e la carità, che danno forma al cuore.
La Quaresima è tempo di conversione e lo è ancor di più in queste settimane di Coronavirus, in cui viviamo un digiuno degli spostamenti e dei viaggi. Tuttavia, possiamo compiere quel cammino interiore che ci permette di guardare alla nostra stanza, alla nostra casa, al nostro giardino e alle solite persone più in profondità, con occhi capaci di cogliere, con stupore, dettagli sempre nuovi.

2020-03-28
Venerdì 27 marzo

Dormivo e sognavo che la vita era gioia; mi svegliai e vidi che la vita è servizio; servii e m'accorsi che il servizio è gioia.
(R. Tagore, poeta)

Fare esperienza che il servizio è gioia, è una delle scoperte più importanti della vita.
Chi di noi ha mai provato questa sensazione, svolgendo un servizio in parrocchia con i bambini, i ragazzi o gli anziani, o facendo un po' di volontariato per i più bisognosi? Anche in questo tempo di Coronavirus, apprezziamo quelle persone che, attraverso il loro lavoro di medici, infermieri, o altro, contribuiscono a fare del bene e, nonostante il pericolo, li vediamo determinati nell'affrontarlo.
Gesù stesso, nella notte in cui istituì l'Eucaristia e fu tradito, si chinò e lavò i piedi ai suoi discepoli e "li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Raggiunta una certa maturità umana e magari anche spirituale, capiamo che il servizio diventa una scelta e uno stile di vita: per chi è sposato servire la propria famiglia, per chi è diventato prete servire il Signore e la sua Chiesa nei volti concreti di una comunità, per qualcuno servire attraverso il proprio lavoro.
Il Signore ci ha messo questa gioia nel cuore come un segno e un dono mai scontati: quando ci facciamo servi del prossimo e ci chiniamo su di lui, siamo sulla buona strada della vita.
Non c'è, in un'intera vita, cosa più importante da fare che chinarsi perchè un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.

2020-03-27

Giovedì 26 marzo

L'uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa
(dalla Bibbia)

Questo versetto del Salmo 144 mi pare interpretare bene il sentimento che c'è nel cuore di molti di noi in questi giorni. Basta un piccolissimo virus per fermare il mondo intero, chiudere la popolazione dentro le proprie case, fermare le attività e le relazioni sociali. L'uomo è davvero come un soffio, la sua vita può anche terminare in un istante, in un battito d'ali. Oggi ci sei, domani chissà. Nella nostra Unità Pastorale, durante le ultime tre settimane, abbiamo portato al cimitero e accompagnato nella preghiera di congedo una ventina di persone.
Eppure questa creatura, che si dimostra, oggi più che mai, piccola e fragile, porta dentro di sé il soffio, il respiro di Dio fin dalla creazione di Adamo.
"Che cosa è l'uomo perchè te ne ricordi, il figlio dell'uomo perchè te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno di un dio" (Sal 8).
In tutta la nostra fragilità, in tutte le nostre contraddizioni, portiamo tuttavia impressa in noi l'immagine di Dio.
Questa è la nostra grandezza, e Dio non lascerà soli i figli che ha plasmato con le sue mani.
No, non li lascerà soli!
2020-03-26

Mercoledì 25 marzo

Limitarsi a vivere non è abbastanza. C'è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.
(H. C. Andersen, scrittore)

Un giorno il condottiero Alessandro Magno si rivolse a Diogene, noto per la sua sobrietà e sapienza, il quale viveva in una botte di legno, e gli disse: "Chiedimi tutto ciò che vuoi, e io te lo darò". E Diogene, nella sua semplicità, rispose: "Spostati un poco, perchè mi stai togliendo la luce del sole".
Limitarsi a vivere, a respirare, a lavorare, a fare ciò che facciamo ogni giorno non è abbastanza: occorre gustare ciò che viviamo. Durante questi giorni in cui siamo costretti a casa dal Coronavirus, siamo obbligati a rallentare i nostri ritmi di vita, quasi ad annoiarci; in realtà possiamo godere, con maggior consapevolezza, delle cose più semplici che spesso diamo per scontate: fare una buona colazione in compagnia della mia famiglia, sorseggiare un buon caffè, rimanere a letto un po' più del solito, restare al telefono con un amico che non sento da tempo. Sono queste piccole cose che danno gusto alla vita e che spesso volano via senza accorgermene, per la velocità con cui le vivo.
Sì, c'è bisogno di sentire il calore del sole sul volto e il profumo di un fiore: di avvertire che ogni cosa è dono e che posso gustarla fino in fondo.

Fiore di loto

Martedì 24 marzo

Ogni volta che mi do il diritto di accogliere un mio limite, si apre un fiore
(G. Sovernigo, prete e psicologo)

Una delle cose più difficili nella mia vita, è stata quella di accettare i miei limiti.
Prima di tutto quelli fisici, di salute, ma anche quelli caratteriali, legati alla mia storia e ai miei affetti più cari. La società, gli altri, ti dicono: devi essere al massimo! Finchè arrivi a crederci.
I limiti sono certamente un peso, una zavorra che rallenta il cammino e talora impedisce di compierlo in modo sereno. Il pericolo si fa acuto quando identifico il mio limite con me stesso: poiché ho questo difetto, sono io che non vado bene, che non sono a posto, che non son degno di vivere, ed è facile cadere nello scoraggiamento, talvolta anche nella depressione.
Ma quando riesco ad accogliermi così come sono, quando do ai miei limiti il diritto di esistere ed essere parte di me, allora la vita fiorisce da dentro e un senso di pace affiora.
Sono così, e allora?!
Quando Gesù fu battezzato nel fiume Giordano, si aprirono i cieli e la voce del Padre scese su di lui: "Tu sei il figlio mio, l'amato, in te ho posto il mio compiacimento" (Mc 1,11). Ti amo e mi piaci così come sei, come ti ho pensato da sempre, non perfetto, ma certamente amato.
Donami, Signore, la grazia di amare me stesso come tu mi ami.
Donami, Signore, la grazia di trasformare le mie ferite in feritoie attraverso le quali scorre la tua grazia e fiorisce la vita.


Lunedì 23 marzo

Nessuna cosa è bella da possedere, se non si hanno amici con cui condividerla
(Seneca)

Ce ne stiamo accorgendo proprio in questi giorni, in cui al tempo del Coronavirus viviamo più isolati dagli altri. Ci manca la partita a carte al bar, il match a pallone, il ritrovo in oratorio, la cena a casa di amici.
Non ci mancano le cose, è che abbiamo nostalgia della condivisione di esse. Ci manca il grazie dell'amico, la sua pacca sulla spalla in un momento di sconforto; paradossalmente potrebbe mancarci anche la sfuriata del nostro capo ufficio...
Penso al fatto che Gesù visse proprio al tempo del filosofo Seneca. Attraverso Gesù, Dio ha voluto condividere ogni cosa con noi: la nascita, la morte e la risurrezione, il gioco e il lavoro, la crescita e la sofferenza, e ha fatto della condivisione della nostra esistenza il senso della sua stessa vita. Anche a noi Dio chiede la responsabilità della condivisione, soprattutto con i più poveri e gli ultimi: la telefonata ad un parente anziano che vive solo, un'offerta in denaro a qualche ospedale che è in frontiera, giocare finalmente coi miei figli che possono godere del mio tempo libero.
La condivisione non è solo responsabilità, porta in sé il gusto delle cose e la promessa di una gioia grande, che allarga lo sguardo e riempie il cuore.


Domenica 22 marzo

La vita è una cosa seria, ma non è grave!
(Etty Hillesum)

Etty Hillesum è un'ebrea olandese che visse e morì in un campo di concentramento nazista.
La sua fede in Dio e la sua fiducia profonda nell'uomo, la portò a non abbattersi mai, anche nei momenti più drammatici della sua vita. Amava la vita, nonostante tutto.
È giusto prendere seriamente gli avvenimenti che accadono quotidianamente, se siamo persone responsabili; tra queste anche le presenti vicende del Coronavirus.
Ma prendere la vita seriamente non significa assumerla drammaticamente. Chi ha fiducia nella vita e in particolare chi è cristiano, non può non leggere la storia e le vicende quotidiane alla luce della Pasqua di risurrezione del Signore, che ha vinto la morte. Dentro questa forte convinzione, allora potremo essere stanchi, ma non abbattuti; tristi, ma non disperati, e avremo sempre nel cuore un pizzico di speranza e una sana leggerezza interiore.
Il Coronavirus, questo tempo particolare, la vita tutta, è una cosa seria, ma non è grave!

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